Cosa sono le proteine idrolizzate?

Spesso, negli alimenti industriali dedicati agli animali allergici (ma non solo), tra l’elenco degli ingredienti ci sono le proteine idrolizzate.

Ma cosa sono esattamente le proteine idrolizzate? A cosa servono? Possono veramente essere utili? Oppure sono innocue o addirittura pericolose. Facciamo un po' di chiarezza.

La normativa.

Nel Regolamento UE 2017/1017  troviamo due definizioni, quella generale di “idrolisi” e quella, più specifica, di “proteine animali idrolizzate”, accompagnata dalle diverse definizioni delle proteine vegetali idrolizzate.
Si definisce idrolisi (Allegato 1, Parte B, punto 40):

La riduzione della dimensione molecolare mediante appropriato trattamento con acqua, calore/pressione, enzimi o acidi/alcali.
Si definisce invece “proteina animale idrolizzata” (Allegato 1, parte C, punto 9.6.1):
Polipeptidi, peptidi e aminoacidi, e loro miscele, ottenuti per idrolisi di sottoprodotti di origine animale, che possono essere concentrati per essiccazione

Innanzitutto bisogna chiarire cos’è il processo di idrolisi.

Le proteine non sono composti singoli, ma sono strutture complesse composte da tante unità di base dette amminoacidi.
Sono catene, per cui gli amminoacidi sono legati tra loro, e rimangono collegati tramite il legame peptidico.
L’idrolisi è il processo che rompe il legame peptidico. Non li rompe tutti, ne rompe alcuni, il cui numero aumenta man mano che l’idrolisi progredisce. Così le proteine complesse vengono scomposte in proteine più semplici, poi in polipeptidi, cioè catene di amminoacidi più o meno lunghe (che non hanno più la struttura delle proteine), fino ad arrivare agli amminoacidi, le unità di base.

Il processo di idrolisi può essere:

  • Naturale, ed avviene nello stomaco degli animali, cane, gatti  (anche nel nostro); grazie all’acidità gastrica e dagli enzimi, le proteine vengono smontate in piccole catene di amminoacidi che, poi, verranno assorbite. Questo processo varia a seconda di vari fattori legati alla digeribilità delle proteine che si assumono.
  • Artificiale, ovvero fatto in laboratorio. In questo caso le proteine vengono messe in contatto con acidi o enzimi che spezzano le catene di proteine formando polipeptidi e amminoacidi singoli. L’idrolisi fornisce quindi una predigestione delle proteine che arrivano nello stomaco già in parte scomposte, già digerite, togliendo quindi parte del lavoro allo stomaco e modificando sostanzialmente la loro struttura, questo potrebbe agevolare tutti i soggetti allergici.


L’idrolisi si può fare con qualsiasi proteina, ma le più comunemente utilizzate, vista la normativa, parte da sottoprodotti di origine animale.

Le più utilizzate sono quelle derivate dalla soia e dal pollo, economicamente più vantaggiose.
Un esempio pratico, del pollo vengono utilizzate principalmente le penne e le piume dei polli (che non potrebbero essere utilizzate in alcun altro modo).
L’idrolisi non può avvenire in modo naturale  verso queste proteine (penne e piume)  perché sono troppo compatte e molto resistenti; tuttavia, se gli enzimi gastrici non riescono a distruggerle la procedura industriale ci riesce,  rendendole più piccole, più “morbide” e quindi attaccabili anche dagli enzimi gastrici; quindi più digeribili e assorbibili dall’organismo.

Quando utilizzarle?

L’idrolizzato viene utilizzato nei casi di “reazioni avverse al cibo” per aiutare ad individuare, a livello diagnostico,  se le reazioni allergiche sono dovute all’alimentazione.
Una volta che questo viene evidenziato, (nel giro di 4 /8 settimane) è bene sospendere questo tipo di alimentazione per intraprendere un percorso di dieta ad eliminazione, che potrà portare all’individuazione  degli alimenti naturali che potranno formulare la dieta giornaliera del nostro cane o gatto.

Maggiori informazioni le potrai trovare nel nostro articolo “Reazioni avverse al cibo”.